Photocredit: Wiener Staatsoper Michael Poehn
The Pearl Fishers
(May 2026)
by Guy Cherqui
“Daniele Rustioni ha avuto l'immensa fortuna di debuttare a Vienna in un'opera che i musicisti dell'orchestra non conoscevano. Non ha dovuto confrontarsi con le abitudini, la ruggine della routine (esiste a Vienna) e le eventuali resistenze di un'orchestra che adora mettere alla prova i suoi direttori. A Vienna, la star è lei, e tanti spettatori e persino giornalisti per comodità la chiamano "I Wiener" mentre a Vienna, i Wiener Philharmoniker non suonano nella buca della Staatsoper : sono due entità vicine e diverse, ma con la stessa consapevolezza di sé…E si sentiva che avevano voglia di suonare questa musica, si sentiva che ardevano dal desiderio di "carmenizzarla"…
Ma Daniele Rustioni sa guidare il suo mondo, e aveva prima di tutto la preoccupazione di equilibrare il palcoscenico e la buca. La buca viennese è alta e sonora, si è preoccupato di accompagnare le voci e soprattutto di sostenere il tenore lavorando sul tempo, calibrando il volume secondo i momenti e gli interventi : ha davvero svolto la funzione di concertatore. Ci aveva detto nell'intervista che ci aveva concesso tempo fa al suo addio a Lione quanto volesse lavorare sempre "alla vecchia maniera" con le voci singole per preparare poi l'orchestra in funzione di questo lavoro. Iniziale di artigianato vocale.Inoltre, ha saputo anche rivelare tutte le raffinatezze di questa musica, con una direzione particolarmente limpida, che qui permette di ascoltare tutta la qualità di un'orchestra eccezionale (quando vuole): lì le arpe, lì i legni, lì un filo di violino, mettendo in evidenza l'eleganza di questa musica e i suoi colori, che fanno di quest'opera una vera promessa. Allo stesso tempo, ha saputo scatenare l'orchestra nel momento dell'uragano del terzo atto, e renderla più presente nell'accompagnamento di un Tézier imperiale. Ne risulta una direzione molto attenta a ogni momento, a ogni colore, senza mai schiacciare il palcoscenico, ma sempre valorizzando la partitura e le sue tessiture, in un discorso che rimane fluido, e che ha tenuto l'orchestra in modo davvero molto marcato.
Rustioni sa contrastare, sa frenare, ma sa anche lasciar andare le briglie, mai in rottura (salvo necessità), sempre in un discorso continuo, fluido, con momenti di intensa poesia, altri dove il dramma affiora. È un grande direttore di teatro che sa anche condurre una carriera prudente e aperta, diversificando il suo repertorio per non lasciarsi rinchiudere in Verdi-Puccini. E riesce qui il suo ingresso a Vienna in un'opera che è una sorta di "passo di lato" dove è riuscito a convincere. Vienna è un teatro difficile, dove lo rivedremo sicuramente.”
by Catrine N. Andro
“Under the musical direction of Daniele Rustioni, the Orchestra of the Vienna State Opera delivers a performance rich in energy, momentum and orchestral nuance. From the opening bars, waves of orchestral colour emerge from the pit, immediately drawing the audience into the drama. Rustioni balances the opera’s lyrical and dramatic dimensions with assurance, allowing the central duet between Nadir and Zurga to unfold with warmth and lyrical breadth while maintaining a firm sense of direction. As the evening progresses, the orchestra acquires increasing dramatic weight, lending particular intensity to the opera’s climactic scenes.
…Brightly coloured fabrics and constant movement lend the scene an unexpected vitality, but it is the Chorus of the Vienna State Opera that truly animates this world. Through vibrant, tightly unified singing, they bring the community to life, filling the stage with energy, rhythmic drive, and a strong sense of collective purpose.
…it is ultimately the musical performances from pit to stage that give the evening its force and leave a lasting impression.”
by Dr. Helmut Christian Mayer
“Das selten aufgeführte Werk Bizets, das zwar an sein Meisterwerk „Carmen“ nicht heranreicht, ist auch eine Choroper.Der vielbeschäftigte Chor der Wiener Staatsoper singt ausbalanciert, klangschön und meist präzise und er absolviert seine Bravournummern gebührend beschwingt und ziemlich rhythmisch trittfest.
Ohne auf die folkloristische Musik Ceylons Bezug zu nehmen, schuf Bizet einen orientalisch anmutenden Ton, indem er fremdartige Tonleitern, bizarre Harmonien oder außergewöhnliche Instrumentierungen einsetzte, die seiner eigenen Fantasie entsprangen. Mit diesem exotischen Sujet folgte Bizet einer Strömung seiner Zeit, in der großes Interesse an außereuropäischer Kultur herrschte. Beim Orchester der Wiener Staatsoper blüht unter dem Dirigat von Daniele Rustioni, bei seinem Hausdebüt, das exotische Kolorit immer wieder wunderbar klangvoll auf. Es wird nuanciert, ausgewogen und sängerfreundlich musiziert.
Für Sängerinnen und Sänger, Dirigent und Orchester gab es großen Jubel im vollen Haus!”
by Eugenio Poli
“Tra gli artefici della riuscita musicale va annoverato anche Daniele Rustioni. Il direttore dimostra di avere compreso le molteplici sfaccettature della partitura. Senza il minimo cedimento in due ore di musica, si sofferma ora sulla concitazione, chiedendo tempi spediti e dinamiche tra il forte e fortissimo, ora sul mistero della donna amata, dando luce ai pedali armonici e a rubati, ora sul peso e le implicazioni del giuramento, mettendo in evidenza le armonie dissonanti in tutta la loro forza. Colpisce soprattutto la scelta di asciugare il suono, evitando di esasperare i languori orientaleggianti: decisione vincente, anche perché – come vedremo – quella componente risulta completamente assente nella messa in scena. Ed è proprio qui che si riconosce il grande direttore: non solo nell’interpretazione personale, ma anche nel sapere tenere insieme la propria visione dell’opera con quella del regista.
L’Orchestra della Wiener Staatsoper firma una prova di altissimo livello per intonazione, omogeneità e cura del suono, tanto nelle singole sezioni quanto nell’insieme, con ottoni particolarmente precisi e svettanti. Allo stesso modo, il Coro si distingue nei suoi numerosi momenti per grande musicalità, compattezza e rigore, sfoggiando una potenza vocale notevole, considerando anche che l’opera non era mai stata affrontata dalle due compagini stabili del teatro…Al termine della quarta recita, il pubblico tributa undici minuti di applausi a tutti gli interpreti.”
by Robert Fucik
“Es ist faszinierend gute Musik zu einem andernarts faszinierend schwachen Text. Es einmal vom Staatsopernorchester hören zu dürfen, hat seinen Reiz und der spät an die Staatsoper geholte Daniele Rustioni nutzt ihn mit dem Orchester und dem ebenso geforderten wie souveränen Chor zu einem farbenreichen, nuancierten Klangteppich.”
by Laura Servidei
“Daniele Rustioni led the Orchestra of the Wiener Staatsoper in a thoughtful, detailed reading of the score. He highlighted the music’s sensuality with a transparent, mellow sound that acknowledged its Orientalist coloring without overindulging in it. In the final act, when Zurga discovers the love affair between Nadir and Leïla, a terrible storm rages over the ocean—and in Zurga’s heart. The tempest conjured by Rustioni and the orchestra was marvelous: waves crashing, wind howling, a true tour de force.
Since this is the opera’s first appearance in Vienna, the orchestra cannot be overly familiar with the music, yet their approach was at once intense, passionate, and ethereal. The chorus plays a considerable role in this work, and the Chorus of the Wiener Staatsoper delivered a committed performance.”
by Mehdi Mahdavi
“Dans la fosse, Daniele Rustioni fait tout pour entretenir la flamme de Bizet. À l’instar de Ludovic Tézier sur le plateau, qu’il domine de très haut…
L’orchestre du Staatsoper de Vienne est sans doute au monde celui qui joue le plus régulièrement Carmen. Il était temps assurément qu’il s’empare de ce coup d’essai, et généralement de maître – malgré les révisions apocryphes ici adoptées – de son compositeur, avec la délectation et les sortilèges qui lui sont propres. Face à une telle phalange, Daniele Rustioni trouve sans peine le juste équilibre entre le raffinement des textures et des embrasements dramatiques qui, dans cette partition, ne vont pas nécessairement de soi.”
by Clara Emerson
“Rustioni led the orchestra through this work with incredible perceptiveness for the soloists, matching every nuance of their expressive lines with total command of the orchestra. There is so much lyricism in the music, not just in the recurring “Pearl Fishers Duet” theme, but in numerous melodic lines all the way through the opera, and in the strings in particular. The sensitivity to the score achieved through the conducting was a highlight of this performance, and this did Bizet’s seldom-played early masterpiece proud.”
by Susanne Lukas
“Dass Bizets „Perlenfischer“ 163 Jahre (!) nach der Pariser Uraufführung erstmals an der Wiener Staatsoper zu hören sind, ist angesichts des melodisch reizvollen Werks kaum vorstellbar. Daniele Rustioni, ebenfalls zum ersten Mal am Haus am Ring, leitet fantastisch das Orchester und den großartigen Chor (Einstudierung: Martin Schebesta), der fast schon solistischen Charakter zeigt. Mit umfassender Eleganz und Schönheit zieht er endlos schwebende Bögen und bringt die Geschichte lebendig, dramatisch und mit großem Farbenreichtum dar. Die Sänger werden nicht nur behutsam begleitet, auch atmosphärische Ausdruckskraft erklingt intensiv aus dem Orchestergraben, sodass das unruhige Meer mit hohen Wellen, Sturm, Feuer und die Emotionen um Liebe, Verrat und Verzicht erlebbar werden. Ein wunderbares Hausdebüt!”
by Janet Teplik
“Musikalische und schauspielerische Bestleistung
Musikalisch war der Abend ein Genuss für alle Opernfans. Der italienische Dirigent Daniele Rustioni, der ebenfalls sein Debüt am Haus gab, leitete das Staatsopernorchester mit viel Gefühl und Leichtigkeit. So ließ er berühmte, verträumte Melodien regelrecht erblühen und die Klänge wechselten weich zwischen Harfenklängen und Holzbläsern. Gleichzeitig brachte er gemeinsam mit dem stimmgewaltigen Staatsopernchor Schwung und dramatische Energie in die Massenszenen – ganz zur Begeisterung des Publikums…
Am Ende des Abends gab es viel Applaus und großen Jubel für die musikalische Leistung und die Sänger:innen.”
by Christoph Irrgeher
“Und das Orchester? Liefert unter der Leitung von Daniele Rustioni schlagende Argumente für diese Oper, die im Theater an der Wien bereits 2014 ertönt war. Mit straffen Tempi und geschmeidiger Phrasierung bringt der italienische Hausdebütant die furiosen Tanznummern Bizets ebenso zur Geltung wie die lyrischen Preziosen dieser zwei Opernstunden – nicht zuletzt den Ohrwurm Au fonds du temple saint, der sich durch die gesamte Partitur bohrt. Und das Publikum? Ist von der Musik schlussendlich rundum angetan, mit der Regie aber nicht uneingeschränkt glücklich.”
by Martin Mayer
“Am 15. Mai 2026 sorgte die Wiener Staatsoper für Aufregung, denn Georges Bizets „Les pêcheurs de perles“ wurde hier zum ersten Mal aufgeführt… Musikalisch leitete Daniele Rustioni das Geschehen und entblößte die lyrischen und melodischen Schätze dieser Oper, die viele als eine der weniger bekannten Perlen der Opernliteratur kennen...
Die Uraufführung von Bizets "Les pêcheurs de perles" an der Wiener Staatsoper bietet eine umstrittene Inszenierung, die Musik begeistert, doch Regie polarisiert...Während die musikalische Darbietung von Rustioni durchwegs positiv hervorgehoben wurde...”
by Wolfgang Huber-Lang
“Musikalische Seite mit großen Pluspunkten
…Mondtags Glück ist, dass der (inklusive Pause) zweieinhalbstündige Abend auf der musikalischen Seite viele große Pluspunkte aufweist. Die Musik des 24-jährigen Georges Bizet ist bereits außerordentlich, melodisch, ja einschmeichelnd. Dirigent Daniele Rustioni legt dem Staatsopernorchester bei seinem Hausdebüt keinerlei Zügel an – was vor allem dem blendend einstudierten Chor zugute kommt…Großen Premierenjubel gab’s für die Solisten, den Dirigenten, Chor und Orchester…”
by Reinhard Kriechbaum
“…Aber letztlich doch: Prima la musica! Ersan Mondtag hat ein Ohr dafür, und er arrangiert seine im Detail beeindruckenden Bilder so, dass sie zwar oft dem Text, aber nie dem Melodiefluss oder gar dem Ausdruck entgegen stehen. Dirigent Daniele Rustioni arbeitet das Spezielle dieser Partitur – das ur-französisch elegante Lineament mit ganz zurückhaltend eingestreuten "Exotismen" – sinnlich heraus. Das Staatsopernorchester liefert geradezu ein Übermaß an Wärme. Ein Vollbad an Klangschönheit, bestens proportioniert zu den vokalen Beiträgen.”
by Mark Pullinger
“Making his Staatsoper debut, conductor Daniele Rustioni supported his singers sensitively and drew colourful playing from the orchestra. The woodwinds, particularly the oboe, were meticulous and the percussion section had a field day in music the orchestra has probably never played before. A fine night for the ears…”
by Sabine Längle
“So ist es am besten, sich vollends auf die prachtvolle Musik zu konzentrieren, die Wut, Traurigkeit und Sehnsucht ebenso kongenial einfängt wie das Rauschen des Meeres, den Gang der Wellen und das Blähen der Segel. Staatsoperndebutant Daniele Rustioni lässt es zunächst ziemlich krachen und peitscht den Anfangschor mit hoher Geschwindigkeit und Lautstärke durch die Färbertopfe, findet aber bald einen weniger aufgewühlten Ton und versteht es, den Solisten gehörig Raum zu geben, die Solostellen im Orchester hervorzustreichen und dem von Martin Schebesta hervorragend einstudierten Staatsopernchor – die wahre Hauptrolle – seinen Platz einzuräumen.”
by Walter Weidringer
“Georges Bizets "Les pêcheurs de perles" ist erstmals an der Wiener Staatsoper zu sehen: … Musikalisch gelingt der Abend unter Daniele Rustioni sehr erfreulich – mit Ludovic Tézier, Juan Diego Flórez und Kristina Mkhitaryan in den Hauptpartien.
…Schwelgerisch-sensible musikalische deutung.
Musikalisch ist jedenfalls Gutes zu berichten. Hausdebütant Daniele Rustioni, einige Jahre auch Erster Gastdirigent der Bayerischen Staatsoper und im Rahmen seiner internationalen Karriere seit 2025 in dieser Funktion an der New Yorker Met tätig, beweist einen ausgeprägten Sinn für die tonmalerische Lyrik, die melodische Delikatesse der stimmungsvollen Partitur des erst 25-jährigen Bizet.
Die Stimmen bettet Rustioni, wo immer es möglich ist, auf Samt und Seide – in Gestalt von subtil gemischten Farben anmutiger Holzbläser, poetischem Harfenrauschen oder zartesten Streicherrüschen. Die Tempi sind mit und aus dem sängerischen Atem entwickelt, da wird nicht geschleppt oder gehetzt, alles wirkt natürlich. Und die dramatischen Ballungen, von denen es durchaus einige gibt, dosiert er auf kluge Weise…
Am Ende: Jubel für die musikalische Seite”